La stagione estiva è ormai alle porte, l’isola di Favignana si è risvegliata dal suo letargo invernale e i suoi ristoranti aprono i battenti. I pochi che sono ancora chiusi, stanno completando i preparativi in grande stile per questa estate che, con l’orgoglio del colossal di Christopher Nolan “The Odyssey”, girato proprio qui alle Egadi, c’è il fermento che si preannunci come un periodo indimenticabile per la comunità!
E il Giardino Sotto Sale non è stato da meno, inaugurando grandiosamente l’inizio della sua attività stagionale con una cena preparata da Matteo Boglione, uno chef d’eccezione che ha già collaborato in passato con il ristorante (in questo articolo ve ne parlo meglio).

A questo giro, il menu della serata dell’1 maggio 2026, il protagonista indiscusso dell’occasione è stato il gambero rosso, come si evince dal titolo dato alla degustazione: “Sua Maestà il Gambero Rosso”.
In questa location dall’estetica raffinata, dove l’arredamento combina elementi di lusso a tema coloniale, lo staff perfettamente qualificato mi ha servito sei portate veramente deliziose a base di gambero (mi sono sentita un po’ come Forrest Gump quando Bubba gli spiega tutte le varietà e tutte le ricette che si possono mettere in pratica con questo crostaceo!). Il tutto “annaffiato” con dell’ottimo Ferrari Trento DOC Maximum Demi-Sec.
Tengo a precisare che le impressioni personali sul cibo che sto per descrivere, sono dettate dal puro gusto soggettivo. Non sono una critica gastronomica, il mio scopo è semplicemente quello di rendervi partecipi di un evento curato nei dettagli, in un locale suggestivo, romantico e perfettamente isolato dal caos del centro cittadino.


La cena è cominciata con un antipasto di gambero filato avvolto nella pasta kataifi (nome originale in turco, kadayif, ovvero sottili “spaghetti” preparati con farina di frumento, olio e acqua), con mayo al lime e cetriolino. L’impiattamento decisamente simpatico: il gambero spuntava da un piccolo vasetto da fiori, proprio come una pianta marina che cresce dal terreno, creando un assaggio dinamico e spiritoso, ricordando, per certi versi, il concetto di street food. Una pietanza sfiziosa, gustosa e croccante, accompagnata da una maionese fresca in contrapposizione al fritto.
Insomma, uno starter degno di nota che ha aperto lo stomaco dei commensali!

A seguire, un secondo antipasto squisito: crudo di gambero rosso adagiato su bavarese di mozzarella di bufala, crema al melone, ravanello tagliato a rondelle sottili e crumble di caviale. Rispetto alla foto del menu da me pubblicata, c’è stato all’ultimo un piccolo cambio di programma: il crumble al nero di seppia è stato sostituito con quello al caviale, ma tutti i clienti sono stati avvisati in maniera preventiva su questa scelta e nessuno è rimasto assolutamente deluso!
Leggendo gli ingredienti che componevano questa ricetta, non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Ora posso dire di aver trovato un piacevole contrasto di sapori tra la sapida dolcezza del gambero, l’acidità lattiginosa della mozzarella e la sensazione zuccherina accentuata del melone. Il caviale dava quella leggera, ma audace spinta salata sul palato. È stato un po’ come se l’intero concept della pietanza fosse una specie di “percorso gustativo”, che cambiava gradualmente tra le labbra.

Dopodiché, è arrivata la prima delle portate principali: un risotto ai crostacei e gambero rosso demi-cuit, al centro un cubo di parmigiana di melanzana fritta e della stracciatella di bufala. Personalmente, da milanese abituata a vivere di nebbia e risotti, l’ho trovato decisamente gustoso e sostanzioso, ogni forchettata è stata un vero piacere, con un gradevole risalto tra la freschezza del gambero semi-cotto e il calore del riso e della parmigiana marcata.
Nel complesso, è stato un esperimento che ho divorato con goduria.

Ma quello che, a mio avviso, è risultato come il vero cavallo di battaglia della serata, il mio preferito, è stato sicuramente il secondo primo piatto: ravioli ripieni di crema cacio e pepe accompagnati da gambero rosso, funghi porcini e/o cardoncelli, zafferano e chips di pecorino.
Che dire… Da vera nordica, c’è sempre posto nel mio stomaco per due cose: il risotto e i ravioli… E di questi ne avrei mangiati almeno un’altra decina: chiusi a regola d’arte e ripieni fino all’orlo. Un’esplosione in bocca e, come nei piatti precedenti, l’arma vincente è stata proprio l’anomalo incontro del crostaceo con gli altri elementi. I funghi hanno dato un tocco selvatico alla composizione e le chips erano la nota piacevolmente croccante che spiccava tra le consistenze più morbide di cui si componeva la portata.

Il secondo piatto: una red shrimp cake (potremmo descriverlo come un tortino di gamberi fritto), adagiato su crema di avocado, aioli ai crostacei, carpaccio di finocchi e arance tarocco. Il tortino si può definire un vero “peccato di gola” a cui è stato impossibile resistere, con un sapore corposo e carico che, tuttavia, è stato compensato dalla leggerezza dell’avocado e del finocchio, che rinfrescavano bene il palato.

E per finire in bellezza, il dessert: una tart al lime e cioccolato bianco con sgroppino di limoni nostrani e una base di croccante ai pistacchi.
L’aggettivo adatto per quest’ultimo piatto? Superlativo! È un dolce non troppo dolce: l’accoppiata lime-cioccolato bianco è stata geniale e quel croccante creava un notevole gioco di consistenze.
Una conclusione perfetta di una serata che ha riscosso un ottimo successo: i piatti dei commensali tornavano completamente lindi in cucina e tutti gli ospiti hanno avuto modo di divertirsi e passare una serata veramente gradevole.


Se a Favignana dovessi indicare quali siano i ristoranti in cui mi sento coccolata, accolta come si deve e dove ogni voce del menu rappresenta una scommessa già vinta in partenza, sicuramente il mio dito punterebbe verso i tre locali di Francesco Balzani: Osteria Sotto Sale, Ristorante Sotto Sale e Giardino Sotto Sale, che non mi hanno delusa neanche una volta.
Ed effettivamente, il modo in cui un cliente si sente a proprio agio in un ristorante è anch’esso un ingrediente fondamentale per la buona riuscita di una ricetta.
Anche perché, come diceva lo chef francese Pierre Gagnaire: “La cucina è multisensoriale. Si rivolge agli occhi, alla bocca, al naso, all’occhio e allo spirito.”



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