Domenica 3 maggio 2026, in Piazza Madrice (dove si trova l’omonima chiesa, ve ne parlo meglio in quest’altro articolo), si è tenuto un evento annuale tanto sentito e atteso dai cittadini di Favignana: la sagra delle cassatelle (se volete visionare alcune riprese che ho fatto per l’occasione, potete cliccare qui per vedere il reel sulla pagina ufficiale Instagram di Una Milanese a Favignana).

Da brava Milanese DOC quale sono, quando si parla di sagre paesane, sono abituata a sentire diciture come “sagra del risotto”, “sagra del cinghiale”, “sagra del cervo”, “sagra della porchetta”, “sagra del tartufo”… insomma, tutti cibi prettamente nordici e montanari.

Una volta giunta sull’isola, ho scoperto che la sagra che avviene annualmente da queste parti, ha come protagonista un dolce tipico dell’area trapanese.

Un dolce così tradizionale, che prima di approdare a Favignana non l’avevo mai sentito nominare!

No, non confondetevi con la cassata siciliana, la cassatella trapanese è un piatto del tutto diverso.

Trattasi infatti di una sorta di raviolo dolce a base di sfoglia croccante e bolliciosa, ripieno di ricotta di pecora.

Questa è una CASSATA SICILIANA

Queste sono CASSATELLE TRAPANESI

La ricetta originale, ancora oggi cucinata dalle nonne e dalle mamme, molto simile a quella servita durante la sagra, prevede: per l’impasto, farina, zucchero, strutto, scorza di limone grattuggiata e vino Marsala, per dare quel colore “marroncino”; per il ripieno, ricotta di pecora, cioccolato, zucchero e (facoltativo, a seconda della zona) un pizzico di cannella.

Definirle gustose sarebbe riduttivo: una cassatella tira dietro l’altra, con quell’involucro croccante e il cuore morbido.

L’ideale è consumarle quando sono tiepide, poiché l’interno brucia come l’inferno quando vengono servite calde.

Il periodo per eccellenza per degustare questa pietanza locale preparata in piazza sul momento, in compagnia di tutta la comunità e di musica che riempie le strade, è tra aprile e maggio, generalmente dopo il 25 aprile, non avendo la sagra una data esatta e precisa.

Un evento imperdibile e goloso che invita chiunque a immergersi nella calda atmosfera isolana! Anche perché come diceva il politico e gastronomo francese Jean Anthelm Brillat-Savarin (1755 – 1826): “Invitare qualcuno alla nostra tavola vuol dire incaricarsi della sua felicità durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto.”