In questo articolo vi narrerò del piccolo ma vissuto maniero che si erge sulla “montagna” che divide e domina Favignana (alta la bellezza di 310 metri), questa splendida isola a forma di farfalla, di cui io milanese Doc mi sono innamorata.

(Potete visionare alcune mie riprese del castello cliccando qui)

Il castello di Santa Caterina è il simbolo del passaggio su questo lembo di terra di tanti popoli, tante culture, tante epocali vicende.
A differenza di quello ristrutturato di Punta Troia a Marettimo, l’altro meraviglioso approdo egadino, l’incuria che regna tra le mura di questo, la mancanza di interventi di riqualificazione o rifunzionalizzazione che ne permettessero un importante riutilizzo, dovuto a una serie di concause, ha trasformato questo sito ricchissimo di storia, in una sorta di affascinante, resiliente e magnetico scheletro che urla il suo abbandono all’immancabile vento e al mare infinito che lo circondano da secoli.
Il danneggiamento degli ambienti dell’edificio, al di là della totale assenza di interventi di recupero e l’esposizione agli agenti atmosferici, è stato anche determinato da una combinazione di ciò che principalmente fu la destinazione del suo uso: una fortezza di difesa e una prigione.

Tuttavia, nel 2025, il celebre regista Christopher Nolan ha deciso di far diventare questa location il set perfetto per il suo nuovo colossal “The Odyssey”, che uscirà in sala il 16 luglio dell’anno corrente 2026 (non vedo l’ora! La trepidante attesa è un sentimento condiviso da tutti i membri della comunità. Ho scritto un piccolo reportage sul periodo delle riprese, potete leggerlo cliccando qui).

Infatti, il castello, che (come dicevo poc’anzi) versava in uno stato di completa rovina e abbandono, è stato “messo a posto” giusto per l’occasione, per fungere da dimora di Ulisse (interpretato da Matt Damon), dove Penelope (Anne Hathaway) tesse la sua tela per non cedere alle avances dei proci e da cui Telemaco (Tom Holland) parte alla ricerca del padre.

Secondo la storiografia del luogo, fu eretto su una preesistente torre d’avvistamento, costruita dai Saraceni durante la loro dominazione (nell’810 circa).
Successivamente Ruggero I d’Altavilla, primo Conte di Sicilia, nato in Normandia, dopo la conquista del territorio, nel 1081 lo ampliò e trasformò le due torri (Santa Caterina e San Leonardo) in fortezze.

Teoricamente, il nome Santa Caterina sarebbe dovuto alla piccola cappella presente nel complesso, intitolata proprio a questa santa.

Nel XV secolo, Andrea Riccio, Signore di Favignana, potenziò e modificò il forte ristrutturandolo con pietra calcarea locale (tutto il sottosuolo dell’isola è ricco di calcarenite, estratte dalle miniere ormai abbandonate del Bue Marino, ve ne parlo meglio in questo reel), per respingere i continui attacchi dei pirati saraceni.
Il castello è di forma rettangolare con sporgenze simmetriche ai quattro angoli. Al primo piano erano situati gli alloggi per la guarnigione e la terrazza di avvistamento. Era inoltre attorniato da un piccolo fossato con un ponte levatoio.
Esiste (esisteva) un piano scavato nella roccia, sotto il livello del terreno, che a partire dal XVII secolo, durante la supremazia dei Borboni (per la precisione tra il 1734 e il 1848, Regno delle Due Sicilie), venne destinato a prigione politica contro i cospiratori: nel corso del tempo, secondo alcuni siti, i detenuti rinchiusi nelle celle umide e malsane (note con il laconico e lugubre nome “le fosse”) di Santa Caterina, furono 32.000.
Giovanni Nicotera
(1828-1894) patriota italiano della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini, fu uno di loro: dopo la fallita spedizione di Sapri con Carlo Pisacane (morto negli scontri) nel 1857, gravemente ferito, fu arrestato e condannato a Salerno alla pena di morte, commutata poi in ergastolo da scontare nelle carceri di Favignana.
Con l’intervento di Giuseppe Garibaldi e la spedizione dei Mille, fu liberato nel 1860 e i Borboni se ne andarono dall’isola. Sempre nel 1860 dei rivoltosi lo demolirono e lo devastarono, scardinando persino le inferriate.

Per arrivarci è necessario procedere a piedi lungo il sentiero che porta in alto: una fatica che verrà comunque ripagata dallo splendido panorama e dall’aurea magica che aleggia una volta giunti, guardando l’orizzonte, soprattutto quando i famosi e spettacolari colori del tramonto abbracciano la sky line di questo Signore del tempo.

E concludo con una citazione di Dumitru Novac (scrittore contemporaneo): “Abbiamo bisogno di sentire il profumo del passato per dare il giusto valore al presente.”