Tra i numerosi fenomeni più affascinanti, suggestivi e pericolosi che esistono in natura, ci sono sicuramente i fulmini, le folgori, con tutta la loro potenza. E ieri sera sull’isola di Favignana si sono scatenati, illuminando spettacolarmente il suo temporalesco cielo buio.
Anche perché l’estate si avvicina e con essa, l’impetuosità degli uragani estivi, momenti metereologici da me tanto amati quanto le radiose e limpide giornate di sole caldo e rovente!

Per scattare queste foto, mi sono messa a riprendere il cielo notturno per un buon quarto d’ora, chiedendo a Thor e Zeus di prendersi a sberle nel Cosmo… I miei amici, al sicuro sotto il tendalino del pub dove ci stavamo godendo qualche drink e un po’ di musica, facevano il tifo per me, quasi alla pari di un gruppo di cheerleader!

Nella mitologia greco/romana, i fulmini, forgiati dai Ciclopi (ricordate? I giganti dotati di un solo occhio, compariranno nel prossimo colossal di Christopher Nolan “The Odyssey”, girato proprio qui a Favignana, ve ne parlo meglio in questo articolo), sono il simbolo distintivo di Zeus (ribattezzato Giove nella cultura romana): usati come arma con cui colpiva i comuni mortali colpevoli di qualsivoglia peccato o superbia e per imporre l’ordine nell’Olimpo.
Gli vennero donati durante la Titanomachia, la guerra contro i Titani.

Il termine saetta, sinonimo di fulmine, deriva dal vocabolo latino “sagitta” che significa appunto freccia.
Accompagnati da un lampo (la luce) e da un tuono (il rumore, quello che a me piace considerare “i tamburi, la batteria” di Madre Natura), sono cariche elettriche che si accumulano all’interno dei cumulonembi (nuvole formate per instabilità atmosferica) e una volta raggiunto il punto critico, rompono l’isolamento dell’aria, scaricandosi con veemenza verso la terra.
La loro velocità è decisamente elevata: circa 100.000 – 220.000 km/s o oltre 350 milioni di km/h.

Durante un temporale, è il caso di consigliarvelo: non sostate troppo tempo all’aperto in luoghi come spiagge o campi isolati e soprattutto non state troppo vicino a strutture metalliche che potrebbero fungere da parafulmini. Altro piccolo tip: se siete dei novizi in fatto di immersioni, non pensate di organizzare una gita negli abissi in occasioni del genere, poiché l’acqua è un altissimo conduttore di elettricità, così come le boe di metallo.


Vi lascio con una poesia dello scrittore, poeta, giornalista e drammaturgo italiano Federigo Tozzi (1883 – 1920), intitolata “Temporale estivo”:
“Le nuvole grigie e nere si urtano,
si pigiano spinte dal vento, nascondono
il sole, oscurano il cielo.
Ci sono ancora, qua e là, lembi d’azzurro,
ma vanno facendosi sempre più piccoli,
sempre più radi.
Ecco un lampo: guizza, abbaglia,
sembra incendi il cielo.
Poi scoppia il tuono.
Un tonfo forte, un brontolio lungo.
I passeri si rifugiano
sotto i tegoli, le rondini volano basse,
senza stridi.
Cadono le prime gocce d’acqua, si fanno
fitte, sembrano grossi aghi lucenti.
Poi la pioggia scroscia impetuosa.”


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