Milioni di anni fa, nel periodo Triassico, piccoli rettili segnarono il punto di partenza evolutivo degli squamati, un gruppo che oggi comprende gechi, camaleonti e iguane e tra loro spiccava la Megachirella, una minuscola, resistente creatura. Con il passare delle ere geologiche, questi esseri si diversificarono: mantennero le zampe, altri le persero completamente (attraverso una trasformazione graduale guidata da precisi fattori ecologici) dando origine ai primi serpenti (tra loro penso ci fosse anche quello che ha fregato Eva invitandola a mangiare la mela…).
E qui a Favignana, su questa terra di roccia calcarea esposta al maestrale, si muove silenziosa la discendente di questo piccolo docile e innocuo sauro, che custodisce l’eredità genetica del tempo in cui questa isola era ancora saldamente unita alla costa siciliana: la lucertola endemica egadina (Podarcis waglerianus). Ogni volta che ne vedo una per strada, non posso fare altro che rimanerne meravigliata! Forse per qualcuno sembrerà assurdo strabiliarsi per una “semplice lucertola”. Ma sinceramente, non solo rimango sempre beatamente stupita dalla bellezza naturale di ogni animale in generale, ma questi piccoli rettili mi danno sempre l’impressione di essere come dei cugini in miniatura dei dinosauri.

Quando il sole estivo a picco riscalda i muretti a secco di Favignana, ecco che essa compare, con quell’aria curiosa e attenta: la lucertola non possiede un termostato interno per riscaldarsi e quindi deve cercarlo al di fuori.
Al mattino, presto, emerge assonnata e infreddolita dalle fessure e, appiattendo completamente il corpo contro la pietra sottostante, si posiziona perpendicolarmente ai caldi raggi solari per aumentare la superficie della pelle esposta da riscaldare.
Se accumula troppo calore solleva a turno le zampe anteriori (sembrano sempre ballerine in bilico) o si rifugia rapidamente nella fitta vegetazione della gariga favignanese.
Questo pendolarismo termico vitale tra il sole e l’ombra è chiamato basking. È estremamente autonoma anche nella “rigenerazione”: la sua capacità di staccare la propria coda per sfuggire a un pericolo è decisamente un capolavoro di ingegneria avanzata. La lucertola non perde semplicemente un “pezzo di carne”, ma sacrifica una parte di sé programmata per muoversi da sola e distrarre il predatore. Successivamente, per ricostruire la parte mancante, attiva un complesso meccanismo cellulare che sostituirà l’appendice persa in circa 60 giorni: un superpotere che la medicina umana sta ancora cercando di decifrare e che, in taluni casi, sarebbe veramente comodo.

La Lacertlia che vi sto descrivendo appartiene alla famiglia appunto dei Lacertidi. Questo tipo è endemico ed esclusivo della Sicilia, delle isole Egadi (Favignana, Levanzo e Marettimo) e dello Stagnone di Marsala. I maschi hanno il dorso colorato di un verde intenso, a volte arricchito da striature più chiare e punteggiature scure. Il ventre di solito è bianco e sono animaletti insettivori (Capitan Ovvio dice che “insettivoro” significa che si nutrono di insetti…). Mi tornano alla memoria tutti i racconti di mia madre sulla mia bisnonna (che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere): lei era riuscita ad addestrare una lucertola, dandole persino le mosche da mangiare!

Tornando a noi, ecco una curiosità: Favignana e Levanzo ospitano la specie nominale Podarcis waglerianus, mentre a Marettimo (solo lì) vive una sottospecie unica e differenziata chiamata Podarcis waglerianus marettimensis. C’è da sottolineare che la sua presenza sul territorio non è ornamentale (esattamente come ogni bestia sulla Terra, anche le zanzare svolgono il proprio ruolo nel grande Cerchio della Vita, per quanto ci diano fastidio): ogni singola lucertola che abita l’arcipelago delle Egadi è fondamentale e insostituibile nel suo ruolo, agendo come un vero e proprio tassello cruciale all’interno dell’ecosistema mediterraneo, concorrendo al mantenimento della fragile biodiversità locale, rendendosi un importante bioindicatore dello stato di salute dell’ambiente insulare. Quindi, turisti e non, per favore fate attenzione e rispettatela. Stesso modus operandi è da attuare con i teneri, timidi e indifesi gechi, che tanto fanno urlare donzelle impaurite (per cosa?), di cui vi parlerò meglio, però, in un altro articolo.

In letteratura la lucertola è presente fin dall’antichità classica come simbolo legato alla rinascita, all’adattabilità e alla resistenza (coda docet). Nel libro del 1993 dell’autrice giapponese Banana Yoshimoto, dà il titolo all’opera “La lucertola”: una raccolta di sei racconti brevi che esplora la guarigione emotiva, il trauma e la spiritualità urbana, dove l’animaletto funge da metafora per rappresentare i protagonisti che, per sopravvivere ai loro sconvolgimenti, hanno dovuto “tagliare” una parte di sé, possedendo però la forza biologica ed emotiva per rigenerarsi e guarire (di nuovo coda docet).
Concluderò dunque riportando una delle mie immancabili citazioni o poesie, scomodando in questo caso Franco Marcoaldi, un poeta e scrittore italiano nato nel 1955:
“Mi inchino ai piedi di un muretto
a secco e tu, lucertola, sei lì
da tempo immemorabile. In attesa.
Mi guardi altera, circonfusa
dalla magia di un corpo armato
interamente di colonna vertebrale
eppure capace
di curvarsi senza tema
in tutti i sensi.”


Scrivi un commento