Per le piccole realtà come Favignana, quasi ogni avvenimento che possa essere annoverato come “nuovo” o “speciale”, rimane impresso in maniera indelebile nella memoria della comunità. Basta poco: un’estate particolarmente redditizia dal punto di vista turistico, un grosso squalo bianco catturato per errore durante una mattanza dei tonni, un carnevale più festoso degli altri.

Pensate, invece, cosa accade nella mente degli abitanti se succede qualcosa di davvero eclatante: quando ho cominciato a stanziarmi sull’isola, nel 2022, molti dei locali mi raccontavano gli aneddoti relativi alle riprese del film “Il Commissario Lo Gatto” con Lino Banfi, del 1986, girato proprio sullo “scoglio egadino”. I camerieri di quel tempo mi narravano delle incursioni dei vip italiani nei ristoranti e nei bar, delle generose mance che lasciavano a colazione, pranzo o cena, nonché dell’effettiva notorietà che acquisì l’isola grazie a quella pellicola.

Una notorietà che, tuttavia, si perse nel tempo, almeno fino alla comparsa della saga letteraria dei Leoni di Sicilia, di Stefania Auci, dove Favignana è un tassello fondamentale della storia della famiglia Florio. Ed effettivamente, il successivo adattamento televisivo vide un’importante parte della regia presso l’ex Stabilimento Florio (di cui vi parlo meglio in un altro articolo che potete leggere cliccando qui), con numerosi residenti ingaggiati come comparse.

Oggi, Favignana è tornata sotto le luci della ribalta non solo sul territorio italiano, ma anche oltreoceano, poiché Christopher Nolan ha scelto la regina delle Egadi come set per eccellenza del suo nuovo colossal “The Odyssey” che, come già saprete, ha un cast stellare: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Zendaya e Charlize Theron.

Tutti hanno soggiornato a Favignana durante le riprese, svoltesi l’anno scorso tra marzo e fine aprile.

L’isola, in quel periodo, è stata completamente stravolta: le strade pullulavano di gente proveniente dal mondo intero, tra tecnici, scenografi, collaboratori, stuntman, truccatori, costumisti, membri delle troupe, turisti occasionali curiosi e gli stessi attori, che passeggiavano per il centro storico, mangiavano nei ristoranti, bevevano nei pub.

Tutto il paese ha dovuto rimboccarsi le maniche e prepararsi con largo anticipo rispetto agli altri anni. Ve ne ho parlato in reportage che ho realizzato l’anno scorso, cliccate qui per leggerlo.

A distanza di un anno da quel glorioso momento, che ricordo ne hanno i nativi? Cosa è rimasto? Come si è comportato l’arcipelago e cosa ci si aspetta che accada in vista dell’estate 2026?

Tutti rievocano quella fase primaverile con grande gioia: «I ristoranti e i pub erano già aperti, c’era sempre musica in strada, tanta gente… è stato davvero un tempo d’oro.», è il commento comune di molti di loro. Sono pochissimi coloro che si lamentano del fracasso, della confusione e della “bolgia” che fu: la maggior parte persone anziane. Anche perché oltre all’economia, la popolazione in primis ha goduto di un immenso beneficio da questa ondata di migliaia di persone dall’estero in una stagione non ancora partita, in cui solitamente si vede solo qualche sporadico vacanziero che fa una gita in giornata.

Quest’anno si è sentita molto la mancanza di questo clima cosmopolita e vivace nonostante i consueti arrivi.

Se si chiede in giro, l’aspettativa di quest’anno ricade sull’arrivo dei ricchi americani, confidando sul fatto che “The Odyssey” sia una produzione congiunta statunitense e britannica e il popolo a stelle e strisce ha da sempre un debole per il nostro caro stivale, giusto?

Insomma, i favignanesi sperano che la notorietà della pellicola (il cui trailer e persino le immagini sfuggite durante le riprese sono diventati oltremodo virali, generando un hype che neanche lo sbarco sulla Luna ha sortito lo stesso effetto) possa dare una bella spinta per l’estate 2026, con gente proveniente dall’estero curiosa di visitare i luoghi in cui è stata ambientata questa nuova trasposizione del viaggio di Ulisse.

Eppure, per la collettività ci sono due fattori che potrebbero far presagire il contrario: la tarda data di uscita nelle sale e il conflitto USA – Iran.

Analizzando il primo “intoppo”, il lungometraggio verrà proiettato il 16 luglio, dunque a stagione partita: chiunque avrà già prenotato le proprie vacanze, non sapendo molto probabilmente dell’esistenza di Favignana. Gli isolani credono che al pubblico verrà sicuramente voglia di venire nell’arcipelago dopo aver visto il film, pianificando quindi un soggiorno per il 2027 e non ora.

Il secondo punto della questione sono i seri problemi che la guerra sta generando sui costi del carburante, causando la cancellazione di centinaia di voli: il traffico aereo sarà drasticamente diminuito. Meno aerei, uguale meno turismo.

L’estate è appena stata inaugurata, le speranze dei favignanesi sono ancora lì, presenti, come tanti fili sottili e luminosi generati dallo strascico di un evento straordinario: la genesi di un’opera d’arte, di un colossal che, a prescindere da come andrà, sarà un successo perché ha già fatto la storia.

Favignana confida nei viaggiatori, anche perché come dice lo scrittore americano Paul Theroux: “I turisti sanno dove sono stati, i viaggiatori non sanno dove stanno andando.”