Ormai credo che abbiate capito quanto mi piaccia mangiare fuori. Adoro cucinare a casa, sperimentare ricette nuove e dilettarmi ai fornelli, ma da brava milanese DOC, ho passato gran parte della mia vita cittadina nei ristoranti.

Ho saggiato e continuo ancora a scoprire ristoranti di qualsiasi tipo. Soprattutto, apprezzo particolarmente quei luoghi che spalancano le porte al mondo del food, convertendo vecchie strutture storiche in disuso e lasciate alle intemperie del tempo e dell’oblio, per riportarle in auge.

È il caso del protagonista dell’articolo di oggi, che ha deciso di riutilizzare il vecchio mattatoio della carne di Favignana per servire pietanze e cocktail tutto l’anno. Ed effettivamente, gli attuali proprietari hanno rispettato a tal punto questo spazio, che il nome del locale richiama le sue origini: sto parlando di Ex Macello.

Storicamente parlando, come dicevo, questo era il mattatoio ufficiale dell’isola, situato vicino alla Spiaggia della Praia, a pochi passi dalla Camparia, dall’Ex Stabilimento Florio (tonnara) e dal centro cittadino.

L’attuale proprietario dichiara che la struttura ora riqualificata appartiene ed è appartenuta alla sua famiglia da generazioni.

Tuttavia, anziché lasciare andare completamente in rovina quello stabile inutilizzato che aveva chiuso i battenti qualche anno fa, nel 2025 si è deciso appunto di tramutarlo in un Mixology Club degno di tale nome, chiamandolo Ex Macello, rievocando ciò che era in passato.

Dapprincipio, la nuova attività si occupava solo di servire cocktail e aperitivi e di pianificare qualche serata musicale. Ma era giusto una questione di tempistiche, di organizzazioni, di permessi e scartoffie burocratiche affinché l’Ex Macello diventasse anche un esercizio di ristorazione. Con un’estetica semplice, funzionale e contemporanea, ha un’impronta chiaramente siciliana: lo dimostra l’edificio in sé che ha conservato la sua forma autentica e la calcarenite (roccia principale dell’isola) che regge le sue mura, la fa da padrone.

Tipiche sono anche le classiche Teste di Moro e le pigne ornamentali in ceramica che decorano le mensole dietro il bancone, dove il mio caro amico Guido (barman eccezionale) prepara dei cocktail vibranti e ricercati, tra cui l’Americano Sotto Sale, fatto con Punt Mes, Campari Bitter, Sciroppo di mare e Chinotto.

Passando al cibo, durante la mia cena, accompagnata da un sottofondo musicale suonato e cantato dal vivo (l’Ex Macello allestisce spesso questo genere di serate: sulla loro pagina Instagram potete tenervi aggiornati), ho ordinato come antipasto un carpaccio di gambero con pomodorini confit, burrata e polvere di cipolle: una squisitezza che avvolge e seduce il palato, sciogliendosi in bocca. Una gustosa entrée che ho “spazzolato” in un attimo per la bontà e che prepara l’avventore alla portata principale.

Quest’ultima, nel mio caso, sono stati degli gnocchi agli scampi con pomodorini datterini e mollica “atturrata”, che in dialetto significa “abbrustolita” o “tostata”.

Che dire… Si sente il mare a ogni forchettata! La dolcezza dei pomodorini accompagna delicatamente la sapidità del crostaceo, grazie alla morbida consistenza degli gnocchi. La mollica di pane tostata aggiunge quella nota estremamente piacevole tra i denti, che trasforma il piatto in quello che a me piace considerare un piccolo gioco di consistenze culinarie.

Parlando di scampi, ecco l’immancabile commento di mia zia Consuelo Vecchio, Dietista, Coordinatore dei processi di nutrizione clinica presso l’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano: «Gli scampi sono crostacei ricchi in acqua (80g ogni 100g) e per questo apportano pochissime calorie.

 Hanno un buon contenuto di proteine ad alto valore biologico, di riboflavina (Vit. B2, Niacina Vit.PP), beta carotene e ferro; i carboidrati sono praticamente assenti. Contengono pochi grassi, ma, purtroppo, sono ricchi in colesterolo e sodio per cui sono da consumare occasionalmente, soprattutto in caso di ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa. È anche vero che la quantità che viene consumata è normalmente contenuta, per cui è possibile concedersi questo squisito alimento.

 Infine, come tutti gli altri crostacei, gli scampi possono essere potenzialmente allergeni e quindi devono essere segnalati nel menù come alimenti a rischio.»

Io aggiungo che, oltre a dover essere segnalati in qualsiasi menu di qualsiasi ristorante di qualsiasi parte del mondo, occorrerebbe anche una certa premura da parte del cliente, qualora fosse allergico, di accertarsi che tale ingrediente non venga inserito nel piatto (par condicio).

Quindi, posso concludere questo pezzo, facendo i miei più sinceri complimenti al cuoco Nicola Marcianti, che mi ha fatto degustare queste delizie!

D’altronde, come dice il famoso chef Antonino Canavacciuolo: “Cucinare non significa solo leggere una ricetta: è una questione di sensibilità, di rispetto degli ingredienti e dei tempi di preparazione.”