In molti dei miei articoli vi ho raccontato a più riprese che Favignana non è solo un’isola da cartolina, ma il cuore pulsante dell’Area Marina Protetta “Isole Egadi”. Qui, la salvaguardia dell’ambiente si tocca con mano attraverso il Centro di Recupero delle Tartarughe Marine situato dentro all’Ex Stabilimento Florio (potete leggere i miei articoli sul tema cliccando qui e qua). Vi ho anche già parlato del miracolo della vita racchiuso in due episodi straordinari avvenuti proprio l’anno scorso: la schiusa di due covate di Caretta Caretta in due diverse spiagge di Favignana (potete trovare un mio pezzo sull’accadimento cliccando qui).

Ed è proprio per la preservazione di questo delicato e florido ecosistema, che non smetterò di esporvi l’importanza legata alla sua protezione.

Chi mi segue su Instagram (nel caso ancora non lo faceste, cliccate qui per dare un’occhiata al profilo ufficiale di Una Milanese a Favignana), sa bene che su questo “scoglio” paradisiaco, le tartarughe marine in difficoltà vengono salvate, curate e rimesse in libertà dopo la loro degenza. Martedì 9 giugno, un esemplare di Caretta Caretta di nome Valkiria è stato reintegrato in mare dopo una convalescenza durata più di un anno, a causa di una violenta collisione con un’imbarcazione che le aveva compromesso e danneggiato il carapace.

Ma oggi, al Centro di Recupero, è arrivata una nuova ospite: la piccola e vivace Penelope, sottoposta a terapia per aver ingerito del materiale plastico.

Per l’occasione, ho deciso di rivolgermi direttamente a un esperto del settore, colui che, letteralmente, salva la vita di questi meravigliosi rettili: il dottor Ignazio Pumilia, medico veterinario, specialista in chirurgia, endoscopia e animali esotici. Quindi, giusto per intenderci, oltre a occuparsi di cani, gatti e pet domestici, è qualificato per visitare, inoltre, le bestie dette “da zoo”, vale a dire quella fauna non convenzionale dei nostri territori.

Il dottor Pumilia, oltreché essere docente in varie società scientifiche come la SIVAE (Società Italiana Veterinaria per Animali Esotici), nonché direttore del Bioparco di Sicilia e proprietario di una clinica veterinaria a Marsala, è altresì il direttore sanitario del Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Favignana.

Chi meglio di lui può istruirmi con i dettagli sulla natura di queste tenere bestioline del mare?

L’ho intervistato proprio poco prima che avvenisse uno dei consueti accessi turistici giornalieri al Centro di Recupero. Vi ricordo, infatti, che le biologhe e le collaboratrici dell’AMP, accolgono quotidianamente e gratuitamente i visitatori, per sensibilizzare il pubblico alla tutela delle tartarughe marine, esponendo i rischi che corrono ogni dì, mostrando infine le vasche di contenimento dove le adorabili pazienti sono ricoverate. È possibile scattare foto, ma, mi raccomando, categoricamente senza il flash e, ovviamente, gli animali non si toccano, perché non sono giocattoli: vi piacerebbe se uno sconosciuto arrivasse dal nulla ficcandovi le dita nel naso o spalmandovi la mano sudaticcia sulla guancia? Naturalmente no.

Vi ricordo che qualora incappaste in una tartaruga in difficoltà, esiste il servizio SOS Tarta: quindi, chiamate il numero attivo H24

+39 3385365759.

Detto questo, passiamo alle parole del giovane e competente dottor Pumilia: «Grazie alla specialità di cui mi occupo, che è l’endoscopia, c’è un valore aggiunto sulla cura della tartaruga, perché oltre a fare ricerca su queste, posso tranquillamente effettuare delle procedure meno invasive, come per esempio l’asportazione di corpi estranei o ami, in molti casi, senza operare la tartaruga. A meno che non sopraggiungano delle condizioni chirurgiche tali da richiedere un intervento di questo tipo.»

Infatti, per i profani: «L’endoscopia non è altro che l’utilizzo di una sonda che va a controllare e diagnosticare le patologie all’interno dell’animale, sia da aperture naturali (come la bocca o l’ano), che da aperture chirurgiche.» Piccola curiosità: l’endoscopia è, diciamo, la pratica generale che a seconda dell’ingresso e dell’organo di riferimento cambia il nome. Pertanto, la gastroscopia è l’indagine inerente all’apparato digerente dei mammiferi, mentre per animali come le tartarughe si parla di cloacoscopia, proprio perché dotate di una cloaca: un unico orifizio sia per l’urina che per… “i rifiuti della porta sul retro”, come li chiamo delicatamente io.

Attraverso queste sonde, i veterinari possono usufruire di pinze speciali per poter estrarre i corpi estranei, effettuare biopsie e quant’altro.

Il dottor Pumilia mi descrive tutti questi particolari con una semplicità disarmante: riesce a rendere facilmente comprensibili delle procedure mediche delicate e complesse! Mi fa sorridere il modo in cui si preoccupa di essere il più chiaro possibile, è un sintomo di chi veramente ama ciò che fa e si lascia prendere a tal punto dalla passione del proprio lavoro da doversi fermare un secondo e dire: “Aspetta, capisci quello che dico, vero?”.

Tornando a noi, Pumilia non opera le tartarughe nell’Ex Stabilimento, ma in un centro veterinario situato proprio sotto Palazzo Florio, nel centro cittadino. Non allegherò immagini di questo sito, poiché viene applicata una stretta deontologia legata alla privacy: si tratta di un vero e proprio ospedale, le tartarughe sono i pazienti ed esattamente come gli esseri umani in tale delicata circostanza, in cui sono al massimo della loro vulnerabilità, devono essere lasciate tranquille e non messe sotto i riflettori. Per quanto, nel mio piccolo, io faccia divulgazione, la mia non è una rivista scientifica e medica, quindi rispetterò tale filosofia. 

«Per il momento, nel Centro, c’è solo una tartaruga (l’intervista è avvenuta il 10 giugno). Dobbiamo considerare che siamo ancora all’inizio dell’estate, che è il periodo dell’anno più critico, ma negli ultimi anni il tasso di mortalità è stato veramente basso su quelle che abbiamo recuperato.», afferma con entusiasmo il dottor Pumilia, pur mantenendo una certa discrezione nel tono di voce, per non disturbare i turisti presenti.

«Purtroppo, alcune sono state recuperate già morte, ma tante altre, invece sono guarite del tutto! Tra i problemi classici e principali, primo fra tutti, è l’ingestione della plastica

Paradossalmente, tuttavia, l’ingestione del materiale plastico è il problema più “semplice” da risolvere, poiché la cura è una dieta a base di calamari e cibo saturo di grassi, cosicché la tartaruga possa espellere con più facilità e in modo del tutto naturale la plastica. Questa, nel suo stomaco, provoca una sorta di bolla d’aria che comporta il galleggiamento continuo: la tartaruga è dunque impossibilitata a immergersi per procacciarsi il cibo e sarà quindi condannata a morire di fame se non si interviene. Inoltre, proprio a causa di questa bolla di gas, avrà un perenne e falso senso di sazietà.

A questo punto, mi è sorta spontanea una domanda: qual è il pericolo maggiore per una tartaruga? Quale potrebbe essere la condizione peggiore per la quale potrebbe essere ricoverata?

Il dottor Pumilia me lo spiega subito: «L’ingestione dei fili da pesca. Avendo un intestino naturalmente convoluto, i fili, nel tentativo di essere digeriti, tagliano il mesentere, che è la parte di irrorazione del sangue di tutto l’intestino. Possono causare quindi necrosi intestinale e peritonite. Nel caso si avvisti una tartaruga con un amo e una lenza da pesca incastrati in gola, assolutamente non bisogna tirare, perché si lacererebbe tutto l’apparato. Qui, occorre intervenire chirurgicamente, anche tagliando in più punti.»

Nel caso di costrizione degli arti a causa delle reti dei pescatori o di altro materiale, i progressi tecnologici hanno permesso l’avvento del laser che in molti casi aiuta i veterinari a non amputare l’arto intrappolato.

Un altro pericolo per le tartarughe e per quasi tutti i rettili in generale, soprattutto nei lunghi periodi di convalescenza, è la cosiddetta malattia osteometabolica, potenzialmente fatale: questi esemplari hanno costante bisogno di vitamina D fornita dai raggi ultravioletti per la sintetizzazione del calcio. Per questo, vengono sfruttate lampade apposite, che però non bastano. Fortunatamente, a Favignana il sole non manca, pertanto le vasche di contenimento vengono esposte alla luce solare e viene integrata, in caso di carenza, la vitamina D nella dieta delle pazienti.

Il veterinario mi ha parlato anche di grandi progetti che sono già stati avviati o che comunque “sono in cantiere”, come la tecnica della broncoscopia: «Le tartarughe marine hanno un sistema respiratorio molto particolare. Spesso e volentieri, quando vengono recuperate, la prima cosa che si fa per vedere se hanno corpi estranei è la radiografia. Molte volte, nella radiografia, si sospetta un’eventuale polmonite o un’infezione polmonare. Per una tartaruga, questo è totalmente sconosciuto, ma quando c’è questo sospetto, normalmente, si somministra un antibiotico generico. È sbagliatissimo, perché una polmonite può essere infiammatoria, batterica o legata ad altre patologie che ha l’animale. Effettuare un check-up completo è importante, per questo è rilevante questo progetto della broncoscopia. Si seda la tartaruga in maniera totalmente sicura e si effettua questa procedura attraverso dei lavaggi broncoalveolari. In parole povere, il progetto vuole classificare batteri e microrganismi come funghi, in modo da capire se per questa specie sono di per sé naturali o agenti patogeni, così da intervenire con una certa terapia farmacologica o meno.»

In conclusione, il dottor Pumilia afferma che negli ultimi tempi sta avvenendo un piccolo grande miracolo: una più alta responsabilizzazione e di conseguenza una consapevolezza generale e un rispetto maggiori da parte della comunità non solo egadina, ma nazionale, nei confronti di questi animali. Naturalmente, sottolinea che questa sua opinione si basa sulla sola esperienza personale e professionale, senza disporre di dati statistici alla mano.

Tuttavia, non posso che confermare quanto dice, almeno riguardo il territorio.

L’appello del dottor Pumilia e anche il mio con questo pezzo, cercando di fare del proprio meglio per preservare il nostro amato mare e le creature che lo popolano, è già stato lanciato.

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire e insegnare, ma concludo con una citazione della dottoressa Sylvia Earle, fondatrice di Mission Blue (uno dei più grandi progetti di conservazione marina), dal suo libro “The World is Blue: How Our Fate and the Ocean’s Are One”: “Anche se non hai mai avuto la possibilità di vedere e toccare l’oceano, lui tocca te ogni giorno attraverso ogni respiro che fai, ogni goccia d’acqua che bevi, ogni boccone che mangi. Ognuno, ovunque è indissolubilmente connesso e totalmente dipendente dall’esistenza del mare. Se pensi che l’oceano non sia importante, immagina il Pianeta Terra senza di esso. Mi viene in mente Marte. Niente oceano, niente sistema di supporto alla vita.”