Favignana non fa solo parte di un’Area Marina Protetta, ma è anche un luogo ricco di storia: il crocevia di intere civiltà che sono passate dalla sua terra e soprattutto dal suo mare cristallino. Navi mercantili e da battaglia hanno solcato queste acque nel corso dei secoli, alcune trovando anche una brusca fine al loro viaggio: sono sicura che alcuni di voi stiano pensando che questo pezzo parlerà della battaglia navale delle Egadi del 241 a.C., la quale segnò la fine della Prima Guerra Punica.

Invece, voglio proporvi il racconto di un relitto situato proprio accanto a Scoglio Palumbo, un piccolissimo isolotto semi sommerso situato tra Punta Lunga e l’isola del Preveto, a due passi (o meglio, due bracciate di nuoto) da Marasolo, a soli 18/20 metri di profondità.

Si tratta del mercantile Carmelo Lo Porto, sebbene durante la sua rocambolesca esistenza venne battezzato con diversi altri nomi.

Varato nel 1918 in Olanda, nei cantieri Bowedes, come imbarcazione mercantile a vela e a motore, passò di mano in mano, di bandiera in bandiera, un po’ come un viaggiatore errante che, fermandosi in un luogo, ne assimila le tradizioni e i costumi. Tra i suoi tanti nomi, si possono ricordare: Cyrnos, Adriana, Franca, Franca Guida, Giorgina e Ara.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo più di vent’anni di navigazione, il mercantile ricevette l’incarico di svolgere ben altri scopi: requisito dalla Regia Marina Italiana, infatti, fu impiegato in campo bellico per le attività di vigilanza antisommergibile. Tuttavia, nel 1941 affondò a seguito dell’esplosione di un piroscafo che trasportava munizioni nel porto di Bengasi, in Libia.

Sembrava la fine per l’imbarcazione, ma venne recuperata e le donarono una nuova vita, nonché un nuovo motore diesel da 300 cavalli (il motore originale aveva subìto danni irreparabili). Poco dopo il miracoloso riattamento, nel corso degli anni ’50, la proprietà transitò all’armatore napoletano Salvatore “Santo” Lo Porto che inizialmente la registrò con il nome di Giorgina, per poi ribattezzarla con il suo ultimo nominativo: Carmelo Lo Porto.

Dovete sapere che nel Sud Italia (e non solo), specialmente nel passato, era tradizione darei ai figli i nomi del padre, del nonno, dello zio o comunque di un parente molto caro ai genitori. In alcune aree, tale tradizione viene rispettata ancora oggi. Lo stesso valeva quando si nominavano le navi, soprattutto nelle compagnie di navigazione a conduzione familiare come in questo caso.

Sfortunatamente, fu proprio sotto il suo comando che il mercantile andò incontro alla sua fine nella notte del 23 giugno 1971. Partiti da Porto Empedocle e diretti a La Spezia, il comandante e il suo equipaggio (composto in totale da 34 persone, tra personale e passeggeri) stavano trasportando 455 tonnellate di salgemma, passando da Favignana: malauguratamente, il Carmelo Lo Porto si schiantò contro la punta affiorante di Scoglio Palumbo (chiamato in dialetto dagli abitanti Sogghiu Palummu), causando uno squarcio nello scafo che risultò fatale.

Per fortuna, non ci furono morti, tutti quanti riuscirono a salvarsi, ma il mercantile era ormai perduto, sprofondato sul fondale sabbioso.

Sembra una conclusione piuttosto misera, eppure io non la vedo affatto così: quel relitto, col passare del tempo, ha subìto una metamorfosi che l’ha portato a diventare un vero e proprio reef abitato da una moltitudine di pesci. Murene e gronchi che sguazzano nelle vecchie tubature, corvine, cernie che nuotano tranquille tra le praterie di posidonia circostanti e lo scheletro arrugginito del mercantile…

A proposito di pesci: sembra che il nome dello scoglio che affondò l’imbarcazione derivi dal pesce Palombo (Mustelus mustelus), ovvero un piccolo e innocuo squalo che apprezza i fondali sabbiosi e le praterie di posidonia siciliane. Pare che questa zona fosse un luogo di migrazione e ripopolamento di questa specie di squalo.

Un’altra possibile spiegazione legata al nome, può essere la dicitura dialettale “palummu”, cioè “colombo” o “piccione: le formazioni affioranti come questa, per gli uccelli di mare, sono l’ideale per riposare o nidificare.

E vi dirò di più: il relitto è totalmente esplorabile! Io mi sono immersa con i miei cari amici del Diving Center Saracen di Punta Lunga (con cui mi immergo sempre, cliccate qui per accedere alla loro pagina ufficiale Instagram), uno dei tre diving center presenti a Favignana ed è stata una gita subacquea veramente fantastica. Se deciderete di organizzare un’immersione guidata, vi occorrerà semplicemente il brevetto di 1° livello Open Water Dive (vale a dire quello che vi permette di raggiungere al massimo i 18m di profondità). Comunque, visto il fondale “basso”, anche chi fa semplicemente snorkeling può ammirare la parte più vicina alla superficie del relitto.

Per quanto mi riguarda, è stato incredibile pinneggiare nella silenziosa struttura marina, circondata da forme di vita di ogni tipo che ne hanno fatto la loro nuova casa. Il mare si è preso il mercantile, l’ha inghiottito, lo ha a suo modo accolto nelle sue profondità e l’ha plasmato, facendolo diventare parte del suo mondo così alieno e affascinante.

Non mi ha dato l’impressione di essere un guscio vuoto e abbandonato: in una certa maniera, ha acquisito una vita diversa e nuova, un’evoluzione che l’ha convertito sia in una sorta di “condominio dei pesci”, che in un piccolo “parco giochi” della subacquea.

E con questo spirito, vi lascio con una citazione anonima che dice: “Quanto misterioso il mare! In superficie ha tutte le sfumature dell’azzurro e viene accarezzato dai raggi del sole e dai riflessi della luna, ma i suoi abissi nascondono segreti: tesori e relitti. È molto simile agli esseri umani, il mare…“