C’è un momento dell’anno a Favignana che non appartiene ancora all’estate e allo stesso tempo si allontana dalla primavera, dove gli isolani iniziano a “risvegliarsi”, come se uscissero da un umano letargo: si preparano alla frenetica stagione turistica in arrivo. Un intermezzo di stagione che sto vivendo, perché sono qua mentre lo sto descrivendo. Un cambiamento naturale che gli abitanti rivivono ogni anno e puntualmente si traduce anche in un’alterazione della personalità di quest’isola, che si appresta ad accogliere ancora, travestendosi di nuovi colori, suoni e profumi.
Come nelle terre dell’estremo nord, dove il Sole è presente per un certo periodo di tempo, prima di lasciare spazio a un buio perenne. Qua è il contrario, la luce prorompe, scacciando il grigiore invernale. Come il tornare alla vita della principessa Aurora nella sua torre circondata da rovi o la bella Biancaneve baciata e rinvenuta dal suo principe.
Favignana, la Farfalla del Mediterraneo, durante i mesi freddi si addormenta e dopo che anche l’ultimo turista è partito, ritorna a essere popolata unicamente dalle sue poche migliaia di abitanti e la quasi totalità delle attività turistiche chiude i battenti.
I favignanesi, o almeno la maggior parte, ovvero coloro che hanno un’occupazione prettamente stagionale, finalmente si rilassano, si rintanano, si riposano.
Alcuni scandiscono le loro giornate, tra un caffè, un dolce siciliano o un calice di Grillo, nei pochi bar che rimangono aperti d’inverno, uno di questi il Caffè Mazzini con le sue golosissime colazioni da me divorate di sovente, assaporando la tranquillità.
Sono in pochi a mandare avanti le loro professioni in questo arco di tempo e lo fanno senza alcuna fretta o frenesia dell’ultimo momento, tipica delle città come la mia Milano.
Così come i bar, delle decine di noleggi di biciclette e scooter, solo un paio sopravvivono alla sonnolenza invernale, ed è qui che per tutto il tempo ho noleggiato il mio mezzo per scoprire questo lembo di terra e le sue cale, vivendolo, non da turista, ma da favignanese. Uno di questi noleggi che rimangono aperti tutto l’anno, proprio per ottenere un margine di guadagno dalla manciata di turisti di passaggio che decidono di passare un giorno o due sullo “scoglio”, soprattutto durante il weekend, è il Noleggio Plaia, da me, appunto, tanto sfruttato.
Passeggiare per le strade del centro, soprattutto di sera, o pedalare lungo i sentieri sterrati durante i mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio, è magicamente surreale.
A volte ho avuto come l’impressione di essere l’unica persona presente nel raggio di decine di chilometri. Una sensazione di libertà, nonostante fossi in un piccolo posto circondata solo dal mare. Un piacevole paradosso.
Ma la vita qui, per una persona come me che scrive e ha bisogno di un cercato distacco, è anche incredibilmente bella e pacifica. D’inverno può essere sentito come un luogo di solitudine e pace, dove puoi scappare dal trambusto della vita cittadina. Sembrerebbe un ambiente difficile in cui vivere, così diverso dalle mie origini, in realtà è un punto dove è possibile, riflettendo, riconnettersi con sé stessi.
Ora, invece, sto assistendo al cambiamento dell’isola, la trasformazione della farfalla del Mediterraneo, come in natura: il passaggio da piccolo bruco, in crisalide e successivamente in una maestosa e bellissima farfalla.
Anche la Natura si stiracchia e sbadiglia, togliendosi le coperte di dosso. Non che la Natura non sia stata presente durante l’inverno, anzi, Favignana è proprio verdissima e rigogliosa in qualsiasi stagione che non sia l’estate, che porta però temperature troppo alte per conservare quel verde vivace.
Ma la luce è mutata e continua a mutare. È molto più intensa, più calda, ti avvolge.
I raggi del sole fanno il loro effetto sulla pelle, creando i primi segni dell’abbronzatura, illuminando i capelli. Si mettono via i cappotti, le sciarpe e i cappelli che riparavano dal vento freddo incessante.
E questa luce e questo calore rendono il mare ancora più cangiante e spettacolare. Le acque è come se chiamassero, con il loro azzurro brillante e più ipnotico che mai.
Il fondale trasparente è ancora più visibile, in ogni suo dettaglio. Le mille sfumature di blu incantano e invogliano.
Ed è proprio così, perché anche con i vestiti indosso, il telefono in mano mentre rispondo a una mail e il portatile in grembo per lavorare, non penso ad altro se non prendere tutto e tuffarmi, in quell’acqua ancora fresca, che si confonde con il colore del cielo.
È qualcosa di davvero strano, quasi mistico, vedere Favignana durante questo suo trasmutare, lascia a bocca aperta. Timidamente si aprono le porte per accogliere l’estate. Il torpore invernale se ne sta andando con il soffio del vento. E qui il vento la fa da padrone in qualsiasi periodo dell’anno.
Ricordo una sera di dicembre (o forse era gennaio?), quando uscii per andare in uno di quei pochi pub che rimangono tenacemente aperti, Il Cappero (uno di questi) ma, in questo caso specifico l’Albatros, che ha animato piacevolmente molte mie serate nel weekend.
Ricordo che camminando per Piazza Madrice, dove c’è la chiesa, una delle due farmacie presenti sull’isola, il bar Aegusa, un panettiere, la Lampara (uno di quei ristoranti che rimangono chiusi d’inverno) e qualche negozietto con le porte sprangate, mi accorsi del silenzio, il vero silenzio, dove non passa un’auto, dove non c’è alcun vociare. A quel punto mi fermai e feci un giochino che faccio sempre in assenza di rumore: schiocco le dita, improvviso uno scoordinatissimo tip tap, batto le mani e ascolto. Ascolto l’eco, il suono dei miei movimenti, dei miei passi sulle lucide e antiche mattonelle, il mio respiro.
In questi giorni ho osservato bene quella piazza. Ci passo sempre, abito vicino, è pedonale, ma mi sono fermata per qualche secondo per ascoltare cosa avesse da dirmi.
Le porte sprangate adesso sono aperte.
La farmacia e il panettiere hanno un lieve accenno di coda di clienti, turisti che iniziano ad approdare.
L’Aegusa ha sistemato i tavolini all’esterno e la gente fa colazione all’aria aperta, sotto il sole luminoso.
La Lampara ha riaperto le cucine e riposizionato tutti i coperti. E così come la Lampara, anche tutti gli altri ristoranti stanno facendo lo stesso e, insieme agli altri locali, hanno assemblato le pedane lungo il corso principale, per espandere lo spazio di accoglienza. Altre attività, oltre alla palestra CrossFit Egadi sempre aperta, preparata e operativa, Fiori di Campo,(i nostri fiorai) Soham (il centro estetico) o l’Antica Macelleria Bianco hanno, invece, continuato ad accogliere me, i clienti favignanesi e non, per tutto l’anno. Allietandomi e alleggerendo l’inverno con le loro gustose pietanze, aperti per il momento solo nei giorni che precedono il fine settimana e che a breve saranno senza chiusura, sono stati e sono: l’Osteria Sotto Sale (sempre presente nel mio menù), la Trattoria Due Colonne (che mi ha rifocillato tutto novembre) il Rais (con le sue pizze del sabato sera), Ammukka (carne top) e L’Alencio (assolutamente da provare).
Tanti altri ristoranti, finora serrati, si stanno preparando per inaugurare la stagione.
Ora, al mattino, mentre mi affretto per la spesa o sbrigo una commissione, mi accorgo che le persone che passeggiano intorno a me, si moltiplicano, comincia a essere gremito di scolaresche e gruppi di turisti in visita.
Lido Burrone, una spiaggia completamente deserta d’inverno, ha riaperto i battenti con i suoi lettini e ombrelloni.
E quando passeggio, anche di sera, non si sente più alcuna eco del mio schiocco di dita o dei miei passi.
Anzi, comincia il vociare della gente in aumento. Le mie orecchie captano lingue diverse, straniere, gli occhi osservano volti nuovi. Quando si sta per diverso tempo in un posto così piccolo, si finisce con il conoscere tutti e con il vedere sempre i medesimi visi, ascoltare voci conosciute, conversare con le stesse persone.
Le barche, una a una, vengono calate e attraccate al molo e i barcaioli, in tuta da lavoro, mettono a punto gli ultimi preparativi per accogliere a bordo al meglio le centinaia e centinaia di turisti che presto arriveranno e “cambieranno” l’aspetto dell’isola. Qualcuno in realtà, ha già cominciato con le escursioni e i tour.
Per i favignanesi comincia il lavoro costante, quello che durerà ininterrottamente per tutta la stagione, trafelati, sempre indaffarati, non avranno più il tempo del dolce far niente dei mesi passati.
Parlando con loro, ho avuto modo di constatare che una parte si sente davvero come se si svegliasse dal letargo. O meglio, come se durante un sonno profondissimo suonasse di colpo la sveglia, che ti costringe a saltare fuori dal letto e correre a timbrare il cartellino dell’estate. Il risveglio risulta quasi “traumatico”, come quando ci si alza presto per andare a scuola da ragazzi.
Per altri, al contrario, questo risveglio è carico di energia, di aspettative, il risultato di un sonno ristoratore prima di un viaggio che non vedevi l’ora di condurre.
Pronti a incontrare tante nuove persone provenienti da tutto il mondo, che condivideranno la loro cultura, la loro conoscenza, tra un tuffo, una tintarella e un aperitivo al tramonto alla A’Leva o al Kiosko, o da Camparia o da Cibo Chiacchiere e Vino, oppure a La Costa che si trasforma in una discoteca sul mare.
Parlare con individui nuovi, che provengono da altre parti del mondo, risulta essere l’apertura di una finestra immensa, che lascia entrare l’aria fresca, che rende partecipi degli avvenimenti, delle novità, delle tendenze della terraferma, del continente e anche oltre. Perché quando i favignanesi menzionano luoghi al di fuori della loro amata isola, parlano sempre di “terraferma” e di “continente”.
Ma nonostante le micro opinioni siano, a volte, discordanti, il grande punto in comune è uno solo: il torpore e il letargo sono praticamente conclusi.
E a questo punto dedicherei una citazione di Niccolò Tommaseo, linguista e scrittore (1802 – 1874) a tutti i favignanesi che mi hanno accolta e mi accolgono ogni giorno con grande calore: “Il riposo a voi sia, non letargo, ma preparazione di nuove forze e pensieri.”





















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